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Abuzz Supreme
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Hanno scritto riguardo all'album:

"...Atmosfere rarefatte e introspettive...intriganti chiaroscuri che ben si addicono ai testi del cantautore salernitano che nei momenti più ispirati tocca l'intensità emozionale di Luigi Tenco." Di Simone Bardazzi (ROCKERILLA)
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"...In penombra si vola alto e teatrale, macchiaiolo ed emozionante, tanto italiano...Ferite di guerre uno standard pianistico cfr Dustin O'Halloran che trasmuta in tango caposseliano dalle doti vocali non comuni...Echi di sofferenza Buckley..."
Di Enrico Veronese (BLOW UP)
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"... toni spesso teatralizzati e una voce che in zona Jeff Buckley risulta potente e impalpabile...Un lavoro cantato, arrangiato e suonato (praticamente in solitario) così bene non capita di ascoltarlo spesso."
Di Luca Barachetti
(SENTIREASCOLTARE)
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"Voce sommessa e vibrante su un magma sonoro appena smosso da tocchi di piano che si alternano ad affondi sui tasti che plasmano il cuore...merce rara al giorno d’oggi, per entrare dentro l’animo dell’ascoltatore e prenderlo per mano per scandagliare il fondo dell’animo umano, oscuro come le profondità dell’oceano." Di Arianna Marsico (MESCALINA)
*************************************************************************************“Contorto, distorto. Lo stordimento ti accompagna in questo spazio dai colori un po’ scuri…Cupo ma stramaledettamente vero: è il suo mondo e non scende a compromessi…l’orecchio interessato ne apprezzerà i virtuosismi”.
Di E.F. (BEAT MAGAZINE) *************************************************************************************
“…Ascoltare questo disco e' come guardare il mondo attraverso gli occhi e l'animo di chi l'ha concepito. Si entra dentro una nuova dimensione, che nessun'altro avrebbe potuto disegnare con gli stessi colori e le stesse luci e ombre…”
di Roberto Fava (MUSICALNEWS

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"...Lentamente i suoni dell’album mi hanno rapito tanto era il coinvolgimento emotivo che trasudavano le canzoni scritte, suonate, arrangiate, sofferte e donate all’ascoltatore dal giovane cantautore e poeta campano."
Di Antonio Capone  (SHIVER

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"...Lo stile è ricco di sfumature e variazioni di tono ed energia, spesso cambi di tonalità spiazzano, cori ben amalgamati e ritmi tangheggianti...Nove canzoni in tutto con una sezione ritmica scarna e decisa, funzionale ad esaltare il testo: la voce alterna sussurri a grida disperate, arpeggi delicati a rullate di batteria possenti..."
Di Antonello Furione (L'ISOLA CHE NON C'ERA

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“…Disco, totalmente spiazzante…Fino all’ultima canzone, non si riesce a capire davanti a cosa ci si trovi. E’ un disco che stordisce.Disorienta.Accattiva...Ci troviamo davanti a un disco che merita di essere ascoltato con un’attenzione quasi devota..."  5/5
Di Marco Annicchiarico (BRAVONLINE)
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"...Non è musica da sottofondo, non è neanche musica da condividere troppo, è materia di cui essere gelosi perchè capace di toccare le corde più profonde di ognuno di noi..."
Di Giulia Viviani (LA GAZZETTA DI PARMA)
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"...Un lavoro di scrittura fine e foschie cupe, calato in un mondo tutto suo, affascinante e misterioso...Un modo diverso, un salto di qualità per chi cerca rifugio nella malinconia...un nuovo e importante valore musicale che vi conquisterà..."
Di Massimo Sannella (BEATBOPALULA
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"...E'un disco denso, potente e lirico...Ogni traccia dell’album è battaglia, poi danza, infine resa. Nove scatole cinesi che prima nascondono poi rivelano porticine, botole e pertugi..."
Di Giuseppe Righini (VILE VINILE)